Ricordi di un week end a Berlino

Giorgia Spunton ci racconta il suo viaggio

In questo periodo mi ritrovo spesso a ripensare ai miei viaggi: vorrei poter ripartire, per poter riscoprire le città che si sono create un posto nel mio cuore.
Per il momento devo accontentarmi dei miei ricordi, sfogliando i vari album, rivivendo ogni singolo momento grazie ad una fotografia.

Casualmente sono capitata sull’album “Berlino”, decidendo così di dar vita ai miei ricordi.
Si tratta di una città con una storia “pesante” alle spalle, molti direbbero “un qualcosa di cui vergognarsi”, ma la Germania al contrario mette in mostra il suo passato, per ricordare i tempi bui e sperare che in futuro non riaccada nulla di simile.

L’esempio migliore è il muro di Berlino, nato con lo scopo di dividere, oggi è un monumento che unisce i vari popoli utilizzando la memoria. È stato costruito in una notte attorno alla Repubblica Democratica Tedesca (DDR), come recinto di filo spinato, ma con il tempo è diventato un vero e proprio incubo. Intere famiglie vennero separate, coloro che cercavano di superarlo venivano uccisi. Le persone tentarono di fuggire al loro destino nei più bizzarri dei modi: vi erano coloro che si nascondevano nei tanker, altri che rubavano aerei militari e infine vi è la fuga più conosciuta, quella realizzata attraverso il “tunnel degli anziani”, grazie al quale centinaia di persone riuscirono ad evadere dalla Germania dell’est.

Dopo la caduta del muro, sono molteplici gli artisti che hanno dipinto le loro opere su questo monumento. Le immagini più significative sono sicuramente quelle della trabant che cerca di uscire dalla parete ed il bacio tra i due leader politici della DDR. La prima immagine indica la libertà, poiché nel 1989, dopo la caduta del muro, migliaia di trabant stracolme di tedeschi viaggiavano verso entrambe le direzioni, per riunire famiglie e amici. L’immagine del bacio, invece, deriva da una fotografia realizzata durante il trentesimo anniversario della Germania dell’est. Alla caduta del muro l’artista Dmitri Vrubel decise di raffigurare lo scatto sulla sua parte di muro. Nella parte inferiore del murales si può ammirare la frase “Dio mi aiuti a superare questa storia d’amore mortale” (Mein Gott hilf mir um diese tödliche liebe zu überleben).

Nella parte ad est di questa città sono rimasti dei simboli del periodo nazista. L’esempio principale sono i semafori pedonali, dove si può trovare l’ampelmännchen.


Esso rappresenta l’omino dei semafori instaurato durante il periodo della divisione tedesca, differenziato dagli altri semafori tradizionali poiché composto da naso, cappello e cappotto.
Il periodo più macabro della storia tedesca inizia sicuramente con l’ascesa al potere di Hitler, durante il quale si uccisero più di quattro milioni di persone tra ebrei, zingari, omosessuali e comunisti.

All’entrata di Berlino si trova la Porta di Brandeburgo, dove l’aggettivo immensa significa veramente poco. Si tratta di una porta in stile neoclassico che in passato si trovava accanto al muro, indicando in questo modo il passaggio tra Berlino est e Berlino ovest. È caratterizzata dalla quadriga, ovvero un carro a due ruote trainato da cavalli utilizzato spesso durante le gare.


Per ricordare è stato costruito il museo ebraico. È rappresentato da una stella di David spezzata, in modo da rappresentare un passato travagliato e le ferite create nella storia del popolo ebraico. Al suo interno vi sono tre corridoi che riguardano l’esilio, l’olocausto e la continuità. 

L’esilio lo si riconosce perché rappresenta lo sradicamento continuo di certezze, infatti nel corridoio si punta a disorientare il visitatore.
Mentre si percorre il corridoio dell’olocausto le sensazioni che si provano sono la sofferenza e l’inquietudine, poiché lo spazio si riduce gradualmente, portando in una torre completamente vuota e fredda. Infine, l’ultimo corridoio da percorrere è la continuità che rappresenta il presente ed il futuro. Questo ultimo settore termina con un immensa scalinata, che dà inizio alla mostra vera e propria.

L’opera che rimane più impressa è sicuramente quella dell’israeliano Kadishmar intitolata “Foglie cadute”. Si tratta di una stanza molto alta, ma completamente vuota, dove gli unici oggetti sono i più di dieci mila dischi di ferro posizionati sul pavimento. L’unico suono viene emesso dal passaggio dei visitatori, che camminando sopra queste “bocche urlanti” simulano delle gride silenziose.

Ho sempre sognato di vivere in Germania, ho sempre immaginato questo paese come una bolla, un sogno che potrebbe diventare realtà. Ovviamente sarebbe tutto molto frenetico, in una città diversa, in una nazione diversa, con una lingua diversa, ma si riceverebbero soddisfazioni, sia in fatto di stile di vita sia per le tante curiosità che si possono scoprire solo trascorrendoci del tempo.

La costruzione, chiamata internamente anche “Torre radioemittente 32” svolge come compito principale di emittente per molteplici stazioni radiofoniche e televisive. Grazie alle sue forme universali e senza tempo, la costruzione, in seguito all’annessione della DDR alla Germania ovest, è diventata simbolo cittadino di Berlino. 

L’ascensore è velocissimo, raggiunge l’altezza di 200 metri in soli 40 secondi. A 203 metri si trova invece la piattaforma panoramica e a 207 metri il ristorante, dove si possono consumare un pasto, uno spuntino o un semplice caffè ruotando a 360 gradi, ogni 60 minuti, attorno all’asse centrale della torre. Nelle giornate limpide, inoltre, è un magnifico modo per scoprire con lo sguardo Berlino e l’intera Brandenburgo.

Spero di essere d’ispirazione per un viaggio nella capitale tedesca.

Buon viaggio e a presto!

Giorgia #travellingmakesyouhappy

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